sabato, 21 novembre 2009,11:42

Lee Ritenour chitarra
Melvin Lee Davis basso
Jesse Milliner piano, tastiere
Will Kennedy batteria 

Lee Ritenour è sicuramente uno degli interpreti più significativi della chitarra jazz dei nostri tempi. Fortemente influenzato dai suoi maestri Wes Montgomery, Joe Pass e Barney Kessel, nonchè dalla musica e dai ritmi carioca, ha cominciato la sua carriera da giovanissimo con i Mama's & Papa's, per proseguirla come session man nelle più svariate formazioni, tra le quali quelle di Herbie Hancock, Dizzy Gillespie, Sonny Rollins, Steely Dan e Pink Floyd. Catturato da Dave Grusin negli anni '80 e proiettato nel panorama della GRP, ne diventa in breve tempo artista di punta; Color Rit, Festival, Stolen Moments e Wes Bound - i suoi albums più famosi e fortunati - gli valgono numerosi grammy e riconoscimenti internazionali.

La musica del 57enne chitarrista californiano è ricca di contaminazioni che spaziano in ogni dove: dalle partiture classiche dei grandi compositori al be-bop, dall'innovazione di Wes Montgomery al samba ed alla bossa nova, fino a "sincopare" funkrock e soul targato Stax. Il risultato è una fusion esplosiva e carica di allegria che sul palco ha la capacità di deflagrare in un'onda di suoni, ritmi e colori che coinvolge musicisti e pubblico. Difficile non lasciarsi travolgere, grazie anche allo straordinario affiatamento ed alla simpatia del trio che abilmente affianca Captain Fingers. Giudizio ottimo per l'imponente Melvin Lee Davis al basso elettrico; nel suo ruolo naturale di spalla alle gags proposte dal leader della formazione, replica con le 7 corde alle sfide lanciate dalla chitarra di Lee Ritenour, dimostrando una tecnica musicale davvero straordinaria ed un talento comico naturale.    

 

Lee Ritenour - Four On Six (tratto da Wes Bound, GRP - 1993)


sabato, 14 novembre 2009,09:30

Ricordate Alan Ford di Magnus & Bunker e Jonny Logan di Cimpellin & Garofalo? Se al vecchio Snaporaz avessero detto che quei fumetti un giorno sarebbero diventati realtà, non ci avrebbe mai creduto. Al di là delle fortune e delle disgrazie rispettivamente toccate alle due pubblicazioni, restano ancor oggi due gradevolissimi esempi di satira di costume. Rileggendoli ci si accorgerà di come entrambi siano rimasti di incredibile attualità, sintomo che le cose – dagli anni '70 in poi – non è che siano cambiate poi tanto. Jonny Logan – la serie meno fortunata – rimane però quella ancor più legata alla quotidiana realtà. Ne La Befana Meccanica (n. 7, gennaio 1973) i C.T. sono stati catapultati nel 2002 ove, tra le altre vicende, e' stata legalizzata la caccia a poeti, artisti e creativi in genere in quanto sovversivi dell'ordine costituito. La Strana Clinica del Dottor Squarta Squarta (n. 33, marzo 1975) è un racconto sulla malasanità o meglio, sulla buona sanità per i paganti; la storia è carica di situazioni estreme tipo scommesse tra gli infermieri sul paziente che per primo tirerà le cuoia, impresari di pompe funebri che prendono le misure a pazienti ancora in vita, interventi chirurgici di bassa macelleria per i meno abbienti. Illuminanti e caratterizzati da una visione a dir poco profetica di ciò che anni dopo sarebbe accaduto, sono Colpo di Stato all'Italiana (n. 2, agosto 1972), La Mafia Non Esiste (n. 9, marzo 1973), Tartassa, Agente delle Tasse (n. 28, ottobre 1974).

Ben più sofisticati ed americanizzati, interpreti e trame di Alan Ford, apparentemente poco legati alla cultura italiana del periodo. Se da una parte Jonny Logan ha evidenziato fenomeni socio-culturali ancora attuali, Alan Ford ha invece regalato una galleria di caricature di personaggi facilmente accostabili a quelli emergenti dalle odierne cronache. Da Margot a Beppa Giosef, da Mr. Tromb a Krenzer, da Ronald Dawson a Diamond Fitzgerald, da Anten-Man a Gommaflex, da Il Grande Cesare a Aseptik, non v'è personaggio, incluso il mitico Superciuk, che non richiami protagonisti delle cronache degli ultimi decenni... sino a quelle dell'ultima ora. Per questo il tenutario di questo blog non si meraviglia affatto dell'esistenza di Panzone (Mr. Tromb), Capagrossa (Krenzer) e Gigino 'o Drink (Superciuk): li conosceva già da bambino, ma non aveva allora consapevolezza della loro reale esistenza. Ed aspettando le regionali, non si sorprenderà qualora venissero esclusi i candidati Pippo, Pluto e Paperino, in favore di Macchia Nera e Pietro Gambadilegno. E sicuramente non voterà per quel dipietrista di Topolino che continua a farsela con quei comunisti di Manetta e Basettoni. Infine, non si meraviglierà dell'ennesimo scandaletto: alle Winx, prima incluse nelle liste e poi escluse, è stato offerto un contratto da Letterine nella prossima edizione di Passaparola. Con il beneplacito di Arlecchino, Pulcinella e Balanzone, i loschi figuri che hanno incastrato Roger Rabbit. That's All Folks!

 


martedì, 03 novembre 2009,07:27

Il vecchio Snaporaz ha da sempre suddiviso il panorama musicale nelle seguenti categorie:
1. quelli che si autodefiniscono artisti, ma che se svolgessero altra professione, attività o mestiere farebbero un favore all'umanità;
2. quelli che si autodefiniscono artisti, ma si sanno vendere bene;
3. quelli che una critica mediocre ed impreparata definisce artisti,
4. quelli che Artisti lo sono realmente, a pieno titolo, a tutto tondo, a prescindere.

Ryuichi Sakamoto appartiene da sempre (e sempre apparterrà) all'ultima categoria elencata e se mai vi fossero dei dubbi, basterà citare l'ennesimo sold out registrato nella trascorsa serata al Teatro Regio di Torino, nel concerto straordinario del Mito Settembre Musica 2009Playing The Piano 2009 è il cammino itinerante che il compositore e musicista giapponese  sta portando in tutto il pianeta e che sta transitando in Europa dal 07 ottobre al prossimo 02 dicembre (salvo altre date da aggiungere). Sul palco due pianoforti, uno dei quali programmato elettronicamente per consentire la messa in scena di un duetto virtuale. In realtà, si tratta di pura allegoria: da un lato il musicista e la tradizione classica alla quale appartiene, dall'altro la costante attenzione all'innovazione tecnologica, alle sue applicazioni ed alla sperimentazione che hanno caratterizzato una buona fetta della sua produzione. In pratica, la sintesi di un'intera carriera che lo ha visto inquilino privilegiato nelle stanze musicali più disparate come session man, collaboratore, arrangiatore, produttore e compositore. Ci son voluti ben tre brani tratti da Out Of Noise per scuotere e schiaffeggiare il gelido pubblico torinese che in un crescendo di gradimento, era disposto a far crollare l'intero teatro al termine dell'esecuzione di Bibo No Aozora e che dopo l'esecuzione di Merry Christmas Mr. Lawrence, avrebbe venduto l'anima pur di trattenere l'Artista sul palco per una notte di note ed emozioni davvero indescrivibili.

Nota a margine: il tenutario di questo blog ha realizzato un suo piccolo sogno, quello di aver finalmente partecipato ad un concerto di Sakamoto e nella formula che più lo aggrada. Ai sedicenti critici musicali: tornare a parlare di musica e musicisti solo dopo averli ascoltati (e dopo essersi informati), no, eh?!  That's all, folks! 

CONCERT LIST:

  1. glacier
  2. hibari
  3. still life
  4. in the red
  5. nostalgia
  6. composition0919
  7. a flower is not a flower
  8. tamago 2004
  9. undercooled
  10. amore
  11. tango
  12. sweet revenge
  13. high heels
  14. silk
  15. the last emperor
    encore 1
  16. bibo no aozora
  17. behind the mask
  18. tibetan dance
  19. thousand knives
    encore 2
  20. merry christmas mr.lawrence
    encore 3
  21. 1900

 

 


lunedì, 02 novembre 2009,09:40

 

 


sabato, 31 ottobre 2009,11:10

High in the architecture
Something’s moving
Unrecognisable spirit
Dislocated

It’s the wrong climate
No humidity
Humming humidity

It’s fate belongs to another time
Another place

Projections on fallen masonry
Ghosts of a once pagan place
Standing empty
I stand empty

Dead echoes
Dead echoes don’t come back
His stopped cut out
Fuck you

Nothing ever happens
Unbelieving no one’s receiving
A vessel filled
Held and spilled
Nothing

A trace from another time
Another place

It’s simple
You don’t exist
You can’t possess me
You lose on a technicality

High in the architecture
Something’s moving
Nothing